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Per finanza sostenibile si intendono le prestazioni di servizi finanziari che integrano criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle decisioni commerciali e di investimento, nell’interesse dei clienti e della società. Correvano gli anni 80 quando in Svizzera si è cominciato ad immaginare una finanza diversa e sempre in quegli anni vide la luce la prima società di gestione patrimoniale con un approcciato basato sullo sviluppo sostenibile. All’epoca era una mosca bianca: oggi la situazione è ben diversa e la sostenibilità da trend spesso considerato passeggero si è consolidata rappresentando un’asse di sviluppo fondamentale per la piazza finanziaria. Lo testimoniano i dati contenuti studio annuale pubblicato da Swiss Sustainable Finance in collaborazione con il Center for Sustainable Finance and Private Wealth dell’Università di Zurigo: gli investimenti sostenibili in Svizzera hanno superato i mille miliardi di franchi, circa un terzo degli asset gestiti nel Paese. Un aumento del 62% rispetto all’anno precedente, percentuale che cresce ancora di più se si guardano esclusivamente i fondi sostenibili (+145%).

La parte del leone è ancora giocata dagli investitori istituzionali (banche, casse pensioni..) che rappresentano il 79% del totale degli investimenti sostenibili nella Confederazione. Tuttavia è significativo notare come nel 2019 la percentuale di clienti privati sia quasi raddoppiata, passando dal 12% al 21%. Questo dato conferma quanto già emerso negli ultimi anni: la sostenibilità in ambito finanziario non è una moda passeggera, ma un approccio sempre più diffuso e richiesto dalla clientela, in particolare dalle generazioni più giovani. Non sorprende quindi che diversi istituti bancari, in autonomia, abbiamo già intrapreso questa strada offrendo prodotti e servizi sostenibili. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento: uno studio condotto dalla banca LGT ha infatti evidenziato come, sebbene sia provato che gli investimenti sostenibili abbiano rendimenti equiparabili se non migliori di quelli tradizionali, i primi sono ancora poco utilizzati dagli investitori privati.

Anche l’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) ha preso una posizione decisa sul tema, definendo la finanza sostenibile “una priorità assoluta” e pubblicando delle linee guida per facilitare gli intermediari finanziari nell’integrazione dei criteri ESG nelle loro attività. Un’integrazione che non deve coinvolgere esclusivamente la gestione patrimoniale, ma anche l’attività creditizia e il mercato dei capitali (emissione e negoziazione di titoli). Ricordiamo che per sviluppare una piazza finanziaria che contribuisca allo sviluppo e alla creazione di valore aggiunto in ambito non solo economico ma anche ecologico e sociale sono necessarie delle condizioni quadro favorevoli.  Per quanto riguarda i finanziamenti, specialmente in ambito aziendale e ipotecario, la sostenibilità gioca un ruolo importante nello sviluppo di attività e di immobili che tengano conto dei criteri ESG. L’ASB ha sottolineato l’importanza una coordinazione internazionale affinché le informazioni vengano standardizzate in modo che per l’istituto bancario sia più facile valutare la sostenibilità di un’azienda: un esempio in questo senso può essere il report di sostenibilità. Bisogna poi facilitare l’accesso al mercato, condizione fondamentale per poter esportare i prodotti sostenibili. Per quanto concerne il mercato dei capitali, pesa un’imposizione fiscale giudicata poco concorrenziale: imposta preventiva, tassa di emissione e tassa di bollo non aiutano ad attrarre capitali.

Come Associazione Bancaria Ticinese siamo da tempo sensibili sul tema sia in prima persona sia nell’ambito del gruppo CSR dove insieme ad altri attori del tessuto economico ticinese (DFE, Camera di Commercio, Aiti e Supsi) collaboriamo per migliorare la diffusione dei valori della responsabilità sociale d’impresa e la consapevolezza dell’importanza delle buone pratiche sul territorio.